I giornali (in crisi) magari non brillano, ma la pirateria li strangola

Continua inesorabile il calo della diffusione e della vendita dei quotidiani. Secondo i dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) riferiti al mese di dicembre, la diffusione totale del cartaceo più digitale per il Corriere della Sera è di 268.956 (a dicembre 2013 era di 450.014), per la Repubblica di 186.062 (380.725) e per Il Sole 24 Ore di 150.541 (344.093). Eppure assistiamo ad un paradosso: mai come in questo momento storico è in aumento il numero dei lettori e la fruizione di informazione con una attenzione crescente alla qualità. L’avvento del digitale ha messo in crisi il sistema editoriale nel suo complesso poiché ha reso più accessibile la possibilità di usufruire di notizie in modo gratuito. Così da una parte si assiste alla diminuzione delle vendite dei giornali, alla precarizzazione dei giornalisti e alla chiusura delle edicole, mentre dall’altra aumenta il flusso di informazioni a cui ogni cittadino può accedere semplicemente attraverso il proprio smartphone.

Il problema non è solo rappresentato da Google e Facebook che si cercano di contrastare attraverso la direttiva Ue – afferma Fabrizio Carotti, Direttore Generale FIEG (la federazione degli editori) – ma dalla pirateria sempre più diffusa sui social network e sulle piattaforme di messaggistica istantanea che proviamo a bloccare attraverso la collaborazione con la Polizia Postale e la Guardia di Finanza, e con l’AGCOM per quanto riguarda la tutela del diritto d’autore”. La diffusione illecita dei contenuti avviene soprattutto su Telegram dove alcuni canali con circa 150.000 utenti rendono disponibili, fin dalle prime ore del mattino, interi pdf di testate giornalistiche con la possibilità di download gratuito. La stima dei danni per i giornali è impressionante: 400 mila euro al giorno, 144 milioni l’anno.

Un altro dato interessante è che la maggior parte del pubblico che fruisce di questa informazione è costituita da professionisti. Prima della totale implosione dell’editoria, è necessario quindi un ripensamento dell’intero comparto e di avviare delle campagne di sensibilizzazione sulla lettura dei giornali e sulla necessità di pagare l’informazione di qualità. Per ora è previsto un piano di sostegno pubblico alla filiera editoriale chiamato Editoria 5.0.

Nella legge di bilancio è stato introdotto un primo pacchetto di misure urgenti per il settore editoriale tra cui il “congelamento” per un anno della riduzione dei finanziamenti all’editoria previsti nella precedente normativa. Poi sono stati stanziati 20 milioni di euro l’anno per promuovere la lettura dei quotidiani e delle riviste all’interno delle scuole, così come il bonus cultura per i diciottenni, il cosiddetto “18App”, è stato allargato all’acquisto dei giornali.

Al fine di garantire la qualità dell’informazione, è prevista la definizione di nuove regole per offrire compensi dignitosi ai giornalisti precari contrastando lo sfruttamento. Se da una parte l’intervento dello Stato sembra inevitabile per la sopravvivenza di una informazione plurale, è anche vero che è utile una partecipazione attiva da parte di tutti gli attori della filiera: giornalisti, editori, edicole, distributori, lettori. La sfida più importante è trovare anche un nuovo business model che possa rendere l’editoria un settore sostenibile ed autonomo.

Un tentativo era stato avviato nel 2015 con il progetto “Edicola italiana”, una piattaforma per comprare, leggere e abbonarsi a quotidiani e riviste su tablet, pc e smartphone. Dopo un lavoro di due anni, era stato costituito il Consorzio Edicola Italiana in cui erano riuniti i più importanti editori tra cui Caltagirone, RCS MediaGroup, Gruppo 24 Ore, La Stampa – ITEDI, Gruppo Mondadori. Premium Store, una start up dell’incubatore Digital Magics, sviluppava e gestiva la piattaforma, interamente finanziata da Business Angels per diversi milioni di euro. Il progetto non ha avuto il successo sperato non incontrando l’interesse del pubblico ed oggi la società è in liquidazione.

“L’evoluzione tecnologica crea la necessità di raggiungere il lettore sempre e comunque, la nuova sfida è avvicinarsi al pubblico cercando di rispondere sempre più alle loro esigenze di informazioni – ragiona ancora Carotti – la tendenza è che ogni giornale cerca di mantenere e caratterizzare ancora di più la propria identità quindi i grandi editori stanno facendo lo sforzo di identificare il loro target di riferimento. Il pericolo è di creare troppa informazione di nicchia e, per non fare più la fatica di approfondire, rischiamo di non sapere più cosa succede realmente nel mondo”.

Pubblicato su Econopoly – Il Sole 24 Ore

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