Competitività, l’Italia al 49° posto

Man and red stairs

Al 49° posto. Ecco come si classifica l’Italia nella consueta graduatoria che ogni anno il World Economic Forum pubblica attraverso “The Global Competitiveness Report 2014–2015”. Se c’è poco da meravigliarsi perché il paese è sorpassato da Stati Uniti, Germania e Giappone, forse è necessario porsi qualche interrogativo sulle motivazioni che hanno visto il sorpasso anche da parte di Puerto Rico, della Repubblica Ceca e dell’Azerbaijan.

In generale, tra le dieci economie più competitive nel mondo sono presenti sei paesi europei con un netto divario tra l’Europa del nord in contrapposizione a quella del Centro e del Sud che deriva da un atteggiamento diverso nel rispondere alla crisi degli ultimi anni. Le economie che hanno adottato e implementato le riforme necessarie a diventare più competitive, come la Grecia e il Portogallo, hanno avuto risultati soddisfacenti rispetto a paesi come la Francia e l’Italia che non hanno registrato alcun progresso.

Cosa determina il posizionamento dell’Italia? Il deterioramento delle sue istituzioni, la mancanza di efficienza del governo, il debito pubblico, il mercato del lavoro così rigido da non permettere la creazione di nuovi posti di lavoro. Soprattutto, si legge nel rapporto, le aziende italiane – in particolar modo le piccole e medie imprese che costituiscono il tessuto principale del sistema produttivo in Italia – continuano a soffrire delle difficoltà legate all’accesso ai finanziamenti e alle tasse elevate che incidono direttamente sulla loro capacità di investimento.

Si accenna anche all’incapacità di indirizzare e collocare i talenti italiani eppure il paese ha molti punti di forza, come un alto potenziale all’innovazione e una forte diversificazione del mercato, che potrebbero portare l’Italia ad essere una economia in crescita. In realtà l’analisi evidenzia solo problematiche già note, al punto che una serie di riforme dovrebbero essere già state messe in campo, anche se il paese non sembra riuscire a superare lo stato di stallo in cui si trova ormai da lungo tempo.

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