Un mare di opportunità

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Ambiente, occupazione, ricerca, innovazione, logistica. Il mare è questo e molto di più, e con 7458 km di coste, l’Italia non può che considerarlo una risorsa per la crescita e lo sviluppo del paese. “L’economia del mare vale 41 miliardi di euro, pari al 3% del Pil” – dichiara Andrea Appetecchia dell’ISFORT (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti) – ed ha per definizione un respiro internazionale ma, in termini di logistica, è necessario rispondere tempestivamente alle esigenze di mercati sempre più globalizzati che richiedono trasporti efficienti e tempi di gestione delle merci più rapidi”.

L’occasione per analizzare le potenzialità offerte dalla Blue Economy è stato il primo workshop nazionale dedicato al cluster marittimo: “Un mare di opportunità: dai trasporti all’occupazione, dalla ricerca all’innovazione tecnologica”. Secondo il 3° Rapporto Unioncamere, nel periodo 2009-2013 l’economia del mare, in controtendenza rispetto alla crisi degli altri settori, ha registrato un’importante crescita, con un incremento di 24.300 posti di lavoro (soprattutto nei settori di ricerca e turismo) e di 3500 imprese. In Italia il valore delle filiere marittime ha raggiunto nel 2013 i 41,5 miliardi di euro e, grazie a un effetto moltiplicatore su altri settori, l’indotto è stato pari a 120 miliardi di euro.

“A livello europeo, il cluster marittimo conta 500 miliardi di euro e 5 milioni di occupati” – sottolinea Umberto Masucci di Confcommercio – “il problema riguarda i tempi per l’import-export. Basti pensare che per completare una pratica, la Germania impiega 16 giorni mentre l’Italia 37 giorni. E’ urgente il rinnovo delle leggi e procedure burocratiche semplificate”. L’Italia è infatti solo al 47° posto nella classifica relativa alla competitività dei paesi eppure le potenzialità inespresse sono molteplici e possono essere sfruttate solo se si incomincia a pensare in una logica di insieme e di sistema paese.

La Regione Lazio considera l’economia del mare un asset industriale molto importante e tenterà di utilizzare i fondi strutturali per il periodo 2014-2020, pari a 2,6 miliardi di euro, investendoli soprattutto in formazione, innovazione tecnologica e sostenibilità. Rispetto al passato, l’Italia non può permettersi di non utilizzare le risorse economiche messe a disposizione dall’Unione europea, soprattutto in vista dei nuovi bandi di Horizon 2020 nel settore marittimo.

Un’altra importante possibilità è lo sviluppo della Blue Economy nei mercati esteri. L’Ambasciatore del Vietnam Nguyen Hoang Long, presente al workshop, ha spiegato le potenzialità per le imprese italiane interessate ad espandere il proprio business in Asia. “Il Vietnam ha un tasso di crescita pari al 7-8% del Pil e l’interscambio con l’Europa è di 36 miliardi di dollari”- ha sottolineato l’Ambasciatore – “Un giro d’affari destinato ad aumentare poiché si calcola che per nei prossimi anni si raggiungeranno i 100 miliardi di dollari ed incentivare la logistica e l’innovazione nel settore marittimo sarà fondamentale per accrescere il business tra l’Italia e tutti i paesi del Sudest asiatico”.

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