Il Made in Italy diventa cinese

Italian flag portrait

L’acquisto di Krizia è solo l’ultimo di una serie di investimenti da parte dei cinesi. I prodotti e i brand italiani hanno un forte richiamo sui consumatori cinesi poiché rappresentano uno status symbol e una forma di riscatto. Ormai sono sempre più numerosi i ricchi cinesi che vogliono avere prodotti e oggetti di lusso e di qualità. Quale occasione migliore se non quella di approfittare degli anni di crisi che hanno ridotto molte aziende italiane a mettersi in vendita come unica soluzione possibile per la sopravvivenza. Piccole e medie imprese o multinazionali, poco importa.La Cina rappresenta una reciproca opportunità.

Krizia è stata ceduta alla Shenzhen Marisfrolg Fashion Co., azienda leader nel mercato asiatico della moda e fondata nel 1993 dall’imprenditrice Zhu ChongYun, che avrà un peso rilevante nel nuovo assetto in quanto presidente del board e direttore creativo. Nell’ambito della moda non è il primo brand a passare nelle mani dei cinesi.Miss Sixty è stata acquisita nel 2012 da Trendy International Group che, in un primo momento si occupava solo della distribuzione, fino poi a diventare un partner commerciale a tutti gli effetti.

Ancora prima, il gruppo cinese Li & Fung ha comprato Cerruti per 53 milioni di euro, compiendo un vero e proprio salvataggio dell’azienda italiana. La Fosun International, uno dei maggiori fondi di investimento cinesi, ha rilevato il 35% delle azioni di Caruso, l’azienda specializzata nell’abbigliamento da uomo di lusso.

La campagna acquisti da parte della Cina non si limita solo al mondo della moda ma include anche il settore agroalimentare. Lo scorso anno, un imprenditore cinese di Hong Kong ha comprato l’azienda agricola Casanova-La Ripintura a Greve in Chianti. Si tratta di otto ettari di vigneto, un ettaro di oliveto e due case coloniche che possono essere trasformate in agriturismo. Il calo di fatturato della Fiorucci, storico salumificio e brand internazionale, ha costretto l’azienda ad essere acquisita dalla Shuanghui International Holdings, colosso cinese del mercato alimentare.

Controllato dalla Shandong Heavy Industry Group (Weichai), il gruppo Ferretti ha trovato nei cinesi la soluzione per continuare a produrre in una fase in cui l’impresa di yacht era indebitata. E se si risale ancora agli anni precedenti, nel 2008, il gruppo cinese Zoomlion rilevò la Cifa Spa, specializzata in macchine da costruzione, per una cifra pari a 500 milioni di euro. All’epoca l’affare fu considerato la più grande acquisizione effettuata dai cinesi in Italia che, dopo aver consolidato la loro posizione e stabilità in patria, hanno incominciato a puntare l’attenzione in Europa.

Una tendenza che con il passare degli anni è aumentata. I cinesi girano per l’Occidente alla ricerca di grandi o piccole e medie imprese da acquistare. Automobili, abbigliamento, alimentari. Ogni settore è interessante per consolidare la nuova politica adottata in Cina dove la qualità ha un valore maggiore della quantità.

Articolo pubblicato su StartupItalia!

Annunci

2 risposte a “Il Made in Italy diventa cinese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...