La qualità traina l’export italiano

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Come è cambiato l’export in questi anni? Quali sono i principali mercati di riferimento? E quali i beni più richiesti? A queste e ad altre domande risponde il rapporto appena pubblicato da Sace “Rethink – Evoluzioni e prospettive dell’export italiano”. Un dato emerge in modo incontrovertibile: la crisi in Italia è stata determinata soprattutto dalla mancanza di domanda interna, di conseguenza reggono meglio le imprese che hanno puntato sui mercati internazionali.

Le aziende italiane hanno compiuto un riposizionamento, prendendo in considerazione i paesi più lontani e i mercati emergenti. Anche se Germania e Francia rimangono importanti punti di riferimento, le imprese hanno iniziato ad esportare in Asia e in America Latina, o in paesi come le Filippine e il Cile. Questi mercati, se da una parte sono una grande opportunità di espansione, dall’altra rappresentano per gli imprenditori italiani dei veri e propri ostacoli da affrontare a causa delle barriere geografiche e linguistiche o dei rischi legati ai pagamenti e ai dazi.

Un altro fattore importante è la qualità delle produzioni. Il Made in Italy rimane un brand forte, legato soprattutto all’idea di stile e cultura, e rappresenta per l’Italia un vantaggio competitivo sui mercati internazionali. Il settore più importante rimane l’agroalimentare con prodotti di punta come pane e vino che nel 2012 hanno realizzato esportazioni per oltre 10 miliardi di euro. La crescita dell’export in questo settore è dovuto anche ai nuovi modelli di comportamento dei consumatori esteri che sono sempre più esigenti e rigorosi. Sono più attenti ai cibi che mangiano, tengono presente l’impatto ambientale e vogliono conoscere i processi produttivi con una attenzione specifica alle certificazioni e alla tracciabilità dei prodotti.

Il rapporto di Sace pone l’attenzione anche sui trend per il periodo 2014-2017, prevedendo un aumento delle esportazioni italiane di beni e servizi pari al 6,9% l’anno. Gli apparecchi elettronici, i metalli, la farmaceutica sono alcuni dei settori in cui ci sarà maggiore espansione nelle esportazioni ma, ancora una volta, la qualità sarà l’elemento necessario per imporsi sui mercati internazionali. I consumatori esteri saranno sempre più attenti alla personalizzazione dei prodotti o, nel caso dell’agroalimentare, alle certificazioni e alle tradizioni.

L’Asia sarà l’area più dinamica dove le esportazioni italiane aumenteranno ad un ritmo dell’8,6%. Non si parla solo di Cina, che ovviamente subirà un rallentamento nella crescita, ma anche del Sud-est asiatico. L’America Latina sarà importante per l’export italiano e, in particolar modo, il Brasile che si conferma un mercato chiave. “Il Medio Oriente può rappresentare un porto sicuro per le imprese italiane” dice il rapporto, infatti è prevista un’espansione significativa per i beni di consumo in Arabia Saudita, incentivati anche da una favorevole politica fiscale.

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