Ossessionati da internet. Nuova legge sui social media

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La crescita dei social media in Cina porterà verso le liberalizzazioni e quante più persone utilizzeranno internet, tanto più il governo cinese non avrà il potere per fermare i cambiamenti. E’ l’opinione netta di Eric Schmidt, executive chairman di Google Inc., che questa settimana nel corso di una conferenza a Londra, ha ricordato l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping e il premier Li Keqiang avvenuto pochi mesi dopo l’approvazione del regolamento sui social media.

La nuova legge stabilisce che gli utenti cinesi possono incorrere anche in tre anni di prigione se i messaggi postati sono ritenuti diffamatori dalle autorità e sono stati retwittati più di 500 volte o visualizzati da più di 5.000 utenti. L’aumento di piattaforme di social media, come Sina Weibo, che conta oltre 500 milioni di utenti, ha costretto Pechino ad attivare nuove forme di controllo della rete.

“L’aspetto più interessante parlando con il governo” – ha dichiarato Schmidt – “è che sono ossessionati da internet ed è questo il motivo per cui è passata questa legge”. Sembra infatti che i social media in Cina siano le uniche piattaforme di comunicazione ad essere al di fuori del controllo del governo che vede gli utenti come le uniche persone capaci di mettere in pericolo la stabilità sociale.

Per cercare di mettere un freno alla libertà in rete, le autorità hanno anche deciso di riunire le principali figure pubbliche, considerate dei veri e propri “opinion leader” sui social network cinesi. Lo scopo dell’incontro era ricordare loro che sono responsabili dell’ordine del paese e che il loro compito è quello di aiutare il governo a “indirizzare l’opinione pubblica”.

Negli ultimi tempi, sono stati numerosi i casi di arresti celebri. Per esempio è stato trattenuto dalla polizia l’investitore e manager Charles Xue, che ha su Sina Weibo un seguito di 12 milioni di follower, con l’accusa di aver criticato il governo centrale. Ovviamente non si tratta di un caso isolato ma la popolarità in continua crescita dei siti di microblogging sta rendendo la vita difficile a chi vuole imporre la censura. Secondo Schmidt, “non si possono imprigionare abbastanza cinesi se decidono insieme di sostenere una causa. E’ impossibile fermarli e questo porterà sulla strada delle liberalizzazioni”.

Pubblicato originalmente su StartupItalia!

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