Ora Uber parla (anche) cinese

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Uber sbarca a Shanghai. Si tratta della prima città in Cina e della quarta in Asia, dopo Singapore, nel mese di gennaio, e Seul e Taipei, a giugno. La scelta di Shanghai non è stata casuale dato che, prima dell’introduzione sul mercato, è stato effettuato un test durato alcune settimane che si è concentrato soprattutto nella Concessione francese e nell’area di Xintiandi. Annunciato come un lancio “soft”, in realtà già si pensa alla diffusione del servizio in altre metropoli asiatiche come Pechino e Hong Kong. Intanto non si arresta la crescita dell’app per prenotare un auto con conducente tramite smartphone (Apple e Android).

Il funzionamento è semplice. Si scarica gratis la app e quando serve un’auto basta cliccare sull’icona, così si visualizza una mappa con la propria posizione e quella delle automobili più vicine.
 Digitato il luogo di destinazione, compare un preventivo di spesa e se si conferma la prenotazione, viene comunicata la targa dell’auto, la foto dell’autista, il suo numero di cellulare e il tempo di attesa.
 Sul posto arriva un’elegante vettura scura – Mercedes, Audi o Bmw – completa di Wi-Fi che porta il passeggero a destinazione. La spesa è pari a due o tre volte quella dei taxi ed è stato stabilito che a Shanghai, per la fase iniziale, il pagamento sarà effettuato solo in dollari.

Uber è nata a San Francisco, poi si è diffuso nelle principali città degli Stati Uniti, fino ad arrivare in Europa. L’innovazione però ha sempre scatenato contestazioni, soprattutto da parte dei servizi di taxi e di noleggio con conducente, essendo considerato un pericoloso competitor. Anche l’Asia non sembra essere l’eccezione, ma la diffusione dell’applicazione è in costante crescita. Prima di tutto può contare sul recente finanziamento da parte di Google di 258 milioni di dollari, che potrebbe aver fatto questo ingente investimento proprio per entrare nel mercato cinese.

Inoltre il successo in Cina sembra assicurato e i fattori che lo confermano sono molteplici. Prima di tutto a Shanghai il prezzo delle targhe è così alto che è quasi paragonabile al costo di una macchina, a cui si aggiungono le continue restrizioni sulle automobili dei privati. Queste misure servono per limitare l’inquinamento ambientale legato al traffico, ma incidono soprattutto sulle tasche dei singoli. Poi, nelle principali città cinesi è facile trovare il target di riferimento di Uber, cioè una clientela che richiede servizi di alto livello. Infine, non è da sottovalutare la diffusione di smartphone diventato, per l’80% degli utenti cinesi, lo strumento principale per collegarsi ad internet.


ENGLISH VERSION

Today, Uber also speaks Chinese

Uber is disembarking at Shanghai. This is the first city in China, and the fourth in Asia after Singapore (in January) and Seoul and Taipei (in June). The choice of Shanghai was not a casual one: before releasing the app, we ran weeks of tests concentrating on the French Concession and Xintiandi areas. Announced as a “soft” launch, in practice, we already looking at spreading the service to other Asian metropolises, such as Beijing and Hong Kong. In the meantime, the app for booking a car with driver via a smartphone (Apple and Android) continues to grow.

It is easy to use. Simply download the free Uber app and, when you need a car, just click the icon. This brings up a map with your location on it, as well as the locations of the nearest cars. Enter the destination and a quote appears. Confirm and you’re done: the app shows you the car’s registration, a photo of the driver, his mobile phone number and the estimated waiting time. An elegant, dark, vehicle arrives – a Mercedes, an Audi or a BMW – complete with WiFi, ready to take you to your destination. The fee is approximately two or three times that of a taxi, and during the first phase of operation in Shanghai, payments are only accepted in US Dollars.

Uber was born in San Francisco, spreading quickly to the major cities in the United States before arriving in Europe. This innovation has frequently triggered opposition, particularly from taxi and car-with-driver hire companies, as it Uber is a disruptive competitor. Asia is no exception, but despite this, the app has seen constant growth. Above all, we can count on the recent financing from Google to the tune of US$ 258 million, who may have made this huge investment specifically to get a foot in the door of the Chinese market.

Success in China seems assured: Firstly, the cost of a license plate in Shanghai is so high as to be very close to the price of a car, to which we must also add the increasing restrictions on private cars. These measures are aimed at reducing environmental pollution caused by traffic, but they hit single people most of all. Secondly, it is easy to find the target market for Uber in the major Chinese cities – a clientele that demands high quality services. Finally, we must consider that the smartphone has become the primary Internet connection device for 80% of Chinese users.

Pubblicato originalmente su StartupItalia!

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