La scuola va a lezione di tecnologia

Solo l’8,5% del Prodotto interno lordo viene destinato all’istruzione. L’Italia si posiziona così come fanalino di coda tra i Paesi dell’Ue che, in media, investono invece il 10,9% del proprio Pil per la scuola.

LA RIDUZIONE DEI DOCENTI
Negli ultimi anni i tagli drastici hanno causato la riduzione del numero dei docenti e la mancata realizzazione di infrastrutture ma, nello stesso tempo, il ministero dell’Istruzione ha avviato il Piano nazionale Scuola digitale per introdurre le nuove tecnologie e riposizionare la scuola come uno dei principali motori di sviluppo del Paese. Introdurre le innovazioni non significa solo comprare iPad, tablet ed eBook, ma soprattutto investire nella formazione professionale dei docenti e potenziare la banda larga e il wi-fi. Insomma un cane che si morde la coda.

L’INTRODUZIONE DEI TABLET
A parlare della lenta rivoluzione digitale della scuola è Dianora Bardi, professoressa del liceo scientifico F. Lussana di Bergamo. Lei per prima in Italia ha avviato una sperimentazione nella didattica introducendo l’uso dei tablet. È iniziato così un percorso di stretta collaborazione tra docenti e studenti. Bardi ha raccontato a Lettera43.it come è nata questa idea. Le difficoltà e le soddisfazioni, le reazioni di insegnati e ragazzi. Una storia che testimonia come la tecnologia possa diventare strumento essenziale per la diffusione del sapere e della conoscenza. E contribuire, anche nel piccolo, a svegliare dal torpore una scuola che, prima ancora di pensare a svecchiarsi sta lottando per rimanere in vita.

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DOMANDA. La tecnologia applicata alla didattica. Come cambia la scuola?
RISPOSTA. Ho provato ad avviare una sperimentazione nel liceo dove insegno. Ho inserito i tablet in classe tre anni fa, prima ancora che arrivassero sul mercato in Italia.
D. Una novità assoluta.
R. Sì e alla base c’è un lavoro scientifico molto rigoroso.
D. Ossia?
R. Mi sono documentata per capire come cambiare il metodo di apprendimento degli studenti. Si tratta di una didattica molto laboratoriale con la condivisione tramite cloud e networking.
D. Come ha avuto questa idea?
R. Ho frequentato diversi convegni e avevo deciso che volevo introdurre gli eBook reader nella scuola. E allora mi sono chiesta come fare per inserirli.
D. Stessa cosa è successa coi tablet.
R. Nello stesso periodo negli Stati Uniti, Steve Jobs stava presentando l’iPad: stava arrivando una nuova tecnologia, una assoluta novità, e ho deciso di sperimentarla pur non sapendo bene cosa fosse.
D. Quindi cosa è successo?
R. Ho fatto un progetto, l’ho presentato all’ufficio scolastico che mi ha dato 10 mila euro per avviarlo.
D. E poi?
R. Ho prenotato gli iPad in America. I primi sono arrivati a luglio, già a settembre sono stati adottati dalle classi e abbiamo avviato la sperimentazione.
D. Come sono andate le prime fasi?
R. Abbiamo provato oltre 150 applicazioni prima di capire quali fossero utili per gli obiettivi che volevamo raggiungere nel nostro insegnamento.
D. Insomma avete fatto pratica.
R. Più che altro è nato tutto dall’esperienza diretta, in un percorso fatto a stretto contatto con gli studenti.
D. E anche loro hanno messo energie e idee in questo progetto?
R. Gli studenti ci hanno insegnato a usare la tecnologia, mentre noi docenti cercavamo di modificare la didattica tenendo presente che avevamo a disposizione nuovi strumenti per l’apprendimento.
D. Quali difficoltà ha incontrato?
R. Con i tablet gli studenti sono sempre connessi, quindi è facile che possano distrarsi.
D. E i docenti?
R. Non è stato facile lavorare insieme. Mentre i ragazzi sono abituati a fare lavori in gruppo, gli insegnanti non sanno progettare insieme, tendono a essere molto autoreferenziali e concentrati sulla propria disciplina.
D. Quali sono invece i benefici?
R. I ragazzi hanno ormai imparato a fare percorsi trasversali. Nei loro tablet hanno di tutto: libri, appunti, registrazioni di lezioni. Riescono quindi a saltare da un argomento all’altro con grande facilità.
D. Qual è l’incidenza delle tecnologie sulla conoscenza?
R. Si integra con gli strumenti tradizionali. Se uno studente lo ritiene opportuno può usare il tablet ma questo non significa che non possa prendere appunti.
D. Quindi è necessaria una visione diversa.
R. La verità è che nella scuola bisogna cambiare didattica, a prescindere dalla tecnologia.
D. Qual è il ruolo dei docenti?
R. Dobbiamo insegnare come selezionare le informazioni, far comprendere la valenza e i significati, creare delle distinzioni. I giovani devono essere dei cittadini digitali consapevoli per riuscire a decodificare i messaggi.
D. Non sarà semplice nemmeno per gli insegnanti questo nuovo approccio.
R. La formazione dei docenti è il primo problema. Vanno in classe e non sanno che fare. Abbiamo fondato il Centro studi Impara digitale per far capire ai docenti l’importanza delle tecnologie.
D. Quali sono le azioni da compiere?
R. Stiamo ingegnerizzando un metodo. Cloud, cooperative di learning, correggere i compiti tramite Skype. Insomma, tutta una serie di criteri derivati dalla nostra esperienza diretta.
D. Quindi l’adozione di metodi innovativi.
R. Il primo messaggio che deve passare è che non basta una semplice riproduzione della scuola tradizionale ma bisogna apportare un vero cambiamento.
D. E come sta andando?
R. Non nego che ci sono delle reticenze da parte dei docenti. La scuola non può più essere posta in alto ma al contrario deve essere immersa nella società.
D. L’introduzione delle tecnologie non è in contrasto con i tagli fatti alla scuola?
R. Le infrastrutture sono un grave problema. C’è bisogno di banda larga, infrastrutture di rete, di wi-fi. La scuola si deve strutturare altrimenti sarà difficile creare un percorso di innovazione.
D. Come porre rimedio a queste mancanze?
R. Noi siamo partiti da piccoli numeri. Il primo anno abbiamo adottato gli iPad solo in una classe, il secondo anno in cinque classi, ora siamo a nove classi per un totale di 300 ragazzi. Un modo per adeguare le infrastrutture alle esigenze.
D. Con quali soldi sostenete questi progetti?
R. Per ora abbiamo chiesto il contributo delle famiglie. Al momento dell’iscrizione c’è un’opzione in cui si chiede se i ragazzi vogliono entrare nelle classi con le tecnologie. Per ora si tratta di un contributo di 300-350 euro a famiglia.
D. Quindi questi progetti saranno sostenibili solo grazie all’aiuto delle famiglie?
R. Quando ci saranno i libri digitali i costi dovrebbero essere inferiori. Abbiamo cercato di non adottare dei libri di testo proprio per ridurre le spese.
D. Il prossimo passo?
R. Nel 2014 si passerà ai libri digitali che dovranno prendere il posto di quelli cartacei. Ma non c’è niente da fare, la tecnologia costa.
D. Qualche altra soluzione?
R. Samsung ha deciso di avviare dei finanziamenti per andare incontro alle esigenze delle famiglie e favorire rateizzazioni.
D. In che modo le istituzioni sostengono la tecnologia nelle scuole?
R. La Regione Lombardia, insieme col ministero dell’Istruzione, ha stanziato 12,5 miliardi per comprare i tablet. L’anno prossimo altre 14 Regioni stabiliranno aiuti alle scuole proprio per incentivare l’adozione delle tecnologie.
D. E per chi non è compreso in questi investimenti?
R. Le scuole del Sud possono contare sui finanziamenti tramite Pon, i progetti di finanziamento per le scuole. Il ministero ha stanziato 40 miliardi di euro.
D. Il futuro è vicino quindi.
R. Sì, ma per una rivoluzione digitale servono tempi lunghi.

Domenica, 28 Aprile 2013

Pubblicato originalmente su Lettera43

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