Africa, la nuova frontiera della tecnologia

La crescita del Pil intorno al 6%, una popolazione giovane in aumento, la ricchezza delle risorse minerarie con un’alta concentrazione di oro, diamanti e rame, oltre che giacimenti di petrolio, di gas naturale e di carbone. Con questi requisiti, l’Africa si candida a giocare un ruolo chiave nell’economia mondiale e l’innovazione è destinata ad avere un impatto positivo sulla crescita della società.

UNA PROFONDA TRASFORMAZIONE
Sì, l’Africa. Lo stesso continente che fino a qualche anno fa era nominato solo per gli innumerevoli aiuti umanitari in sostegno della diffusa povertà, per la corruzione dilagante e per l’instabilità politica. I problemi non sono stati risolti completamente, ma il Continente nero sta subendo un processo di profonda trasformazione, suscitando l’attenzione delle grandi multinazionali mondiali nel settore delle tecnologie che hanno deciso di investire lì milioni, se non in alcuni addirittura casi miliardi.

Studenti africani davanti alla sede Ibm

Studenti africani davanti alla sede Ibm

LA CINA ARRIVA PER PRIMA
La Cina è stato il primo Paese che ha cercato un approccio diverso, comprendendo il potenziale di crescita dell’Africa. Che ha così smesso di essere considerato solo un Paese da “salvare” ma anche un continente con cui instaurare un rapporto basato su reciproci interessi e vantaggi da un punto di vista economico e politico.

INVESTITI 55 MILIARDI IN UN ANNO
Solo nel 2006 Pechino ha investito 55 miliardi di dollari in un gruppo selezionato di Paesi africani. E la cifra è in costante aumento. I cinesi hanno iniziato a costruire strade e ferrovie, dighe e alloggi, ospedali e scuole, acquedotti e reti elettriche, arricchendo così il continente. Ora le infrastrutture collegano l’Africa al resto del mondo e la rendono appetibile agli occhi degli investitori.

Da Ibm a Microsoft: le multinazionali nel Continente nero

Ibm, per esempio, ha aperto uffici in Tanzania, Senegal e Angola, ed è ora presente in 20 Paesi africani. Nel 2010 si è aggiudicata un contratto di 10 anni da 1,5 miliardi di dollari con Bharti Airtel, seconda società di telecomunicazioni in Africa. L’obiettivo è diffondere l’informatizzazione in 16 Paesi e raggiungere 100 milioni di utenti.

IBM PUNTA MOLTO SULLA RICERCA
In più, Ibm è convinta che l’Africa possa diventare uno dei principali centri per l’innovazione e per questo ha aperto un laboratorio di ricerca in Kenya, in collaborazione con il governo locale. La strategia è di utilizzare il Kenya come un hub per poi espandersi in altri Stati e trovare soluzioni per migliorare i servizi alla popolazione, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell’acqua e dei trasporti. Ibm, infine, punta a produrre nuovi sistemi operativi e soluzioni di e-government per poter ridurre i costi dei servizi, aumentare l’efficienza e la produttività, e ridurre le frodi e gli abusi.

(Getty Images) Bill Gates

(Getty Images) Bill Gates

TELEFONIA MOBILE, 735 MILIONI DI UTENTI
Per comprendere l’entità dello sviluppo tecnologico in corso, può essere utile un altro esempio. In Kenya sta riscuotendo grande successo M-Pesa, un servizio di trasferimento di denaro tra utenti di cellulari. Nato nel 2007, il servizio è stato promosso da Safaricom, una società che fa capo al gruppo Vodafone, che ha immediatamente attirato l’attenzione di altri operatori telefonici del continente. In Africa si contano 735 milioni di utenti; il mercato, insomma, ha potenzialità enormi. M-Pesa, così, ha catturato l’attenzione di banche e società tecnologiche, dando il là a un aumento della domanda per lo sviluppo di software e analisi dei dati.

MICROSOFT PROMUOVE LE PMI
Anche Microsoft è presente nel continente con 14 uffici in diversi Paesi. Uno dei prodotti di maggiore successo è stato uno smartphone prodotto dalla cinese Huawei. Il colosso statunitense ha lanciato il programma Keep your business moving per aiutare le piccole e medie imprese a trasferire ed espandere il loro business in questo nuovo mercato. In continua espansione. Perché, come spiegano le ultime statistiche, le Pmi in Africa sono una vera leva strategica per il Pil regionale. E nell’Africa sub-sahariana, contribuiscono al 50% dell’occupazione.

ACQUA POTABILE DA GENERAL ELECTRICS
Nel cuore pulsante della ‘nuova Africa’, però, non c’è solo la tecnologia e la grandi aziende Usa pronte a investire per creare nuovo business. Ad avere colto le potenzialità del continente sono diverse aziende che operano in altrettanti settori. Una di queste è General Electric che ha deciso di diversificare i settori: dai trasporti al gas, dal medicale ai prodotti industriali. Attualmente la multinazionale conta 1.500 dipendenti ed entrate per oltre 3,5 miliardi di dollari. Un membro del managment è stato trasferito a Nairobi, perché potesse seguire da vicino ‘evolversi del mercato. In Algeria, General Electric ha sottoscritto un accordo da 250 milioni di dollari con il governo per la progettazione e la realizzazione di un piano di desalinizzazione dell’acqua di mare. Per dare da bere a 2 milioni di persone nel Paese.

Sabato, 09 Marzo 2013

Pubblicato originalmente su Lettera43

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