Imprese, l’innovazione dimezzata

Da start up a Pmi il passo potrebbe essere breve. Ancora di più in questi ultimi mesi, durante i quali, c’è stata molta attenzione politica per promuovere la crescita e lo sviluppo di nuove imprese. Eppure l’Italia rimane molto distante dagli altri Paesi europei soprattutto a causa di una scarsa propensione alla digitalizzazione. Il problema non è solo legato alla carenza di infrastrutture ma piuttosto è di carattere culturale. Le aziende, in particolar modo in questo momento di crisi, sono state costrette a tagliare i budget e uno dei settori che sembra essere stato maggiormente penalizzato è quello tecnologico. A questo problema, si aggiunge poi la mancanza di un percorso di formazione digitale per manager, liberi professionisti o imprenditori. Così come non ci sono programmi universitari adeguati che possano formare studenti da inserire nelle piccole e medie imprese.

DIGITALIZZARE DIVENTA UN IMPERATIVO

Studi e analisi hanno invece dimostrato che la presenza delle aziende in Rete permette la conoscenza e lo sviluppo del sistema produttivo, favorendo di conseguenza maggiore visibilità anche sui mercati internazionali. Digitalizzare è diventato un imperativo e un elemento chiave, insieme agli investimenti sulle risorse umane, per aumentare e consolidare la produttività. Un quadro della situazione è evidenziato dalla ricerca ‘The future role of the Cio: digital literacy amongst senior executives’.

La presenza delle aziende in Rete favorisce lo sviluppo sui mercati internazionali

La presenza delle aziende in Rete favorisce lo sviluppo sui mercati internazionali

Condotta da CA Technologies, lo studio ha analizzato la situazione di 685 aziende in 22 Paesi nel mondo (Italia inclusa) e i risultati dimostrano che nell’80% dei casi si segnala un’insufficiente cultura digitale da parte dei top manager. Così si perdono occasioni di business, si è poco competitivi e non si è in grado di rispondere in modo veloce alle richieste. Per questi motivi, conclude lo studio, la vera sfida è formare manager capaci di pianificare anche strategie digitali.

IN ITALIA RITARDI NELL’ICT

Il ritardo nell’alfabetizzazione delle Pmi riguarda anche l’Italia. Il settore dell’Information & Communication technology non viene ancora considerato come un modo per aumentare la visibilità e le opportunità di affari, quindi su cui investire, ma spesso come un ulteriore costo da gestire.

Il Rapporto di Unicredit ‘La digitalizzazione delle imprese italiane: efficienza, innovazione e conquista di nuovi mercati” evidenzia come le imprese che sono molto attive on-line – intendendo che dispongano di un sito internet, di stanziamenti per il marketing in Rete o di attività per sviluppare l’e-commerce – hanno maggiori ritorni in termini di crescita, internazionalizzazione, occupazione e produttività.

Forse negli ultimi tempi è aumentata la consapevolezza delle potenzialità della Rete, come emerge dai dati secondo cui l’impatto economico della digitalizzazione è in crescita, ma c’è ancora molta strada da percorrere. Nel 2010 il valore dell’economia digitale in Italia era di 32 miliardi e si potrebbe arrivare a 59 miliardi nel 2015.

SERVE UNA REGOLAMENTAZIONE PER L’INTERNET ECONOMY

Il rapporto sottolinea però che i risultati non dipendono solo dagli investimenti che le imprese effettuano in tecnologia, ma anche dal contesto in cui si sviluppa l’economia digitale. Di qui nasce il divario tra i Paesi. Ci sono alcuni fattori che incidono in modo determinante, per esempio si ha maggiore sviluppo negli ambiti in cui viene valorizzato il capitale umano.

Infatti è più semplice applicare le tecnologie digitali dove è numerosa la presenza di persone con un alto livello di istruzione oppure di giovani che si adattano facilmente ai cambiamenti. L’internet economy aumenta poi dove esiste una chiara regolamentazione, questa può agevolare le imprese che possono muoversi in libertà senza doversi confrontare ogni giorno con le difficoltà burocratiche.

RESTANO I PROBLEMI CULTURALI

Dalla ricerca però emerge di nuovo che una delle problematiche più difficili da affrontare è di carattere culturale. Se è vero che, soprattutto in alcune regioni italiane, l’accesso a internet non è garantito e la diffusione della banda larga è latente, nello stesso tempo mancano investimenti nell’alfabetizzazione informatica.

Gli incubatori giocano un ruolo importante per le imprese hi-tech

Gli incubatori giocano un ruolo importante per le imprese hi-tech

Gli italiani in pratica fanno un uso parziale della Rete, utilizzandola in particolar modo per lo scambio di informazioni e di comunicazioni attraverso mail e social network. Sono ancora pochi coloro che vedono in internet un vero e proprio mezzo per fare business e quindi usarlo soprattutto per finalità produttive.

POCHI INVESTIMENTI NELL’E-COMMERCE

Un esempio viene dall’e-commerce. Le imprese italiane che acquistano online sono solo il 17% mentre quelle che vendono il 4%. Percentuali molto basse rispetto la media europea: nell’economia del nostro Paese il contributo del commercio online è del 5% contro il 14% dei paesi Ue.

Il settore che fa da traino principale in Italia è il turismo con un giro di affari che si attesta intorno ai 4,5 miliardi di euro nel 2012, proprio perché le persone sono abituate a prenotare biglietti o vacanze usando internet e hanno la sensazione di incidere direttamente sull’organizzazione del viaggio. Come è possibile però promuovere la cultura digitale se ancora la maggior parte della popolazione non accede o non ha familiarità con l’uso del computer?

IL PROGETTO DISTRETTI SUL WEB

Una prima iniziativa arriva dal protocollo d’intesa sottoscritto da Google con Unioncamere per lanciare il progetto “Distretti sul web”, patrocinato dal ministero dello Sviluppo economico. L’obiettivo è appunto la digitalizzazione di alcuni distretti italiani per favorire la presenza su internet di piccole e medie imprese per valorizzarle e quindi favorire il processo di internazionalizzazione.

Con un investimento di 120 mila euro per 20 borse di studio, l’iniziativa si rivolge a studenti e giovani laureati per iniziare tirocini formativi. Una volta concluso il percorso di studio di sei mesi sull’economia digitale, saranno direttamente inseriti nelle imprese e chiamati a elaborare strategie di marketing sul web. Con l’obiettivo che la condivisione di informazioni, la possibilità di creare network e di attirare nuovi clienti provenienti dalla Rete possa essere un modo per rilanciare le Piccole e medie imprese e posizionarle anche su mercati internazionali.

Mercoledì, 06 Marzo 2013

Pubblicato originalmente su Lettera43

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