La Cina si candida a diventare la nuova Silicon Valley

In Cina c’è un grande fermento per promuovere lo sviluppo tecnologico e molti giovani cinesi vogliono avviare una startup. Ovviamente internet offre le migliori opportunità. Con oltre 560 milioni di utenti, la Cina è al primo posto nel mondo in questo mercato. Il boom di internet è stato favorito anche dalla capillare diffusione degli smartphone, oggi ci sono 755 milioni di abbonati alla telefonia mobile, e ha permesso la creazione di oltre 10 milioni di posti di lavoro e di numerose startup.

Un esempio di successo è il social network cinese YY.com, uno dei più grandi al mondo con 400 milioni di utenti registrati. Partito con la creazione del portale di giochi Duowan.com, nel 2008 ha lanciato un servizio di chat che serviva ai giocatori per coordinarsi. Poi la startup è cresciuta, diventando una delle principali piattaforme di comunicazione del paese. Oggi offre una combinazione di video, musica, giochi e programmi educativi. Così come spopola il karaoke: una persona canta e gli altri utenti che seguono la performance commentano via chat mentre una lunga fila virtuale aspetta il proprio turno per esibirsi. YY comprende 11 milioni di canali, sia in cinese che in inglese.

David Li, CEO e co-fondatore, ha affermato che nel corso del tempo YY si è trasformato da mezzo di comunicazione a forma di intrattenimento ed educazione. Infatti, insegnanti e cantanti usano la piattaforma per svolgere la loro professione e quindi guadagnare. Si calcola che i cantanti più famosi possano arrivare anche a 20.000 dollari al mese solo attraverso le performance in streaming e gli eventi relativi, oltre ad avere la possibilità di un rapporto diretto con il loro pubblico che ne moltiplica la notorietà. Un giovane laureato invece ha iniziato a dare lezioni di photoshop in una classe virtuale e sembra riesca a guadagnare fino a 188.000 dollari al mese, senza dare nulla a YY che sta pensando di monetizzare, facendo pagare l’uso dei canali educativi.

La tecnologia utilizzata è molto complessa e per assicurare il funzionamento del sito lavorano oltre mille persone. Per le sue potenzialità, YY ha sviluppato un business model ritenuto da molti più interessante di Facebook. Punta sulla diversificazione dell’offerta che permette di raggiungere molteplici target e le entrate sono assicurate dalla vendita di beni virtuali agli utenti. Da pochi mesi è quotato in borsa e ha raggiunto 96 milioni di dollari in venture capital.

Co-fondatore di YY è Lei Jun, uno degli investitori principali in start up legate a internet. I media cinesi lo definiscono lo “Steve Jobs della Cina”, soprattutto da quando ha fondato la startup di smartphone Xiaomi. Lanciata nel 2010, è già stata valutata per 4 miliardi di dollari e ha venduto oltre 7 milioni pezzi. La forza di questo prodotto è offrire ai clienti degli smartphone di alta qualità, simili all’iPhone e al Samsung Galaxy, a metà prezzo. Un esempio è la versione Mi-One Youth Edition che costa circa 1500 yuan (186 euro) per un dispositivo dual-core da 1,2 ghz, 4 GB di memoria interna espandibile, 768 MB di Ram, un display 4” e fotocamera da 8 megapixel.

Lei Jun dice di essersi solo ispirato alla Apple ma che la differenza è nel modello di business di Xiaomi, legato soprattutto a internet. Infatti, la maggior parte delle vendite avviene online e in piccoli lotti, con un vantaggio concorrenziale rispetto ai più noti operatori di telefonia cinese come Huawei Technologies o Lenovo Group. Basti pensare che la vendita del primo lotto di 50.000 smartphone si è conclusa in meno di due minuti. In Cina è già stato lanciato il modello Mi-Two, ad un costo pari a 220 euro, e anche se si attende la commercializzazione in Europa, per ora Xiaomi ha annunciato di voler superare i confini cinesi solo con la vendita a Taiwan, Hong Kong e Singapore. Si dovrà attendere il 2014 o il 2015 per un lancio sul mercato americano.

Secondo Lei Jun “i cellulari sono il futuro”, tesi condivisa anche da Pony Ma, CEO di Tencent Holdings. Con base a Shenzhen, conosciuta come centro del manifatturiero più che dell’innovazione, Tencent è un colosso del web (social network, giochi online, e-commerce) e uno dei principali investitori in start up ad alto contenuto tecnologico. In questo momento spopola tra i cinesi con WeChat, app per smartphone di instant messaging. Dopo solo otto mesi dal lancio, avvenuto nel 2011, aveva raggiunto 200 milioni di utenti che attualmente hanno superato la soglia di 300 milioni. All’inizio il nome dell’applicazione era Weixin, poi cambiato in WeChat perché più semplice da pronunciare e per essere più competitiva a livello internazionale.

E’ disponibile in cinese, inglese, indonesiano, portoghese, russo e spagnolo ma si vuole raggiungere l’ambizioso obiettivo di lanciarla a livello internazionale. Per i cinesi, WeChat risulta più completa di altre applicazioni simili e popolari come WhatsApp. Oltre ai messaggi, è possibile condividere video e foto che possono essere migliorate con filtri speciali e commentate. Ci sono poi le funzioni “Look Around”, per mostrare chi è nelle vicinanze in modo da avere la possibilità di incontrarlo o “Drift bottle”, per scrivere un messaggio nella bottiglia e lanciarlo nel mare virtuale in attesa che qualcuno lo raccolga e lo aggiunga tra i contatti. Inoltre è stato dato ampio spazio agli emoticon, andando a colpire l’attenzione dei cinesi. Questo prodotto è pensato per il mercato interno ma si sta già diffondendo all’estero, soprattutto grazie agli studenti cinesi che la considerano la migliore app di instant messaging in circolazione.

Oltre le grandi realtà come Tencent, a Shenzhen ci sono molte startup che si muovono sul territorio. Una di queste è Dianboom, una piattaforma di e-commerce in 3D. Lanciato alla fine del 2011 alla presenza di 800 imprenditori del web cinese, è ritenuto un progetto rivoluzionario. E’ una piattaforma B2C e permette a singoli siti web di e-commerce di avere uno spazio per le vendite sincronizzando il database e ricreando per i clienti un’atmosfera come se fossero realmente in un centro commerciale. In questo modo è possibile creare un network per scambiarsi informazioni sulle occasioni di acquisto, promuovere lo sviluppo del marketing e avere la possibilità di distribuire i brand occidentali.

In realtà, sembra che il primato dell’e-commerce in 3D spetti a Subaye, fornitore di servizi online con sede nella provincia del Guangzhou. Lanciata nel 2010, per gli utenti l’accesso è rimasto gratuito fino al 31 gennaio 2011. Ora i membri pagano l’equivalente di 117 dollari al mese per mostrare i loro prodotti e servizi che sono considerati dai clienti molto più interessanti grazie alle immagini 3D in uno shopping mall virtuale. Per ogni transazione di vendita, viene caricata una tassa pari al 3%.

Nell’ambito dell’e-commerce, i risultati più significativi sono di Meituan. Questa start up ha sede a Pechino ed è stata fondata nel 2010 da Xing Wang, conosciuto come l’imprenditore dei cloni. Ingegnere informatico ha spesso copiato modelli di successo, adattandoli al mercato cinese. Il caso più noto è RenRen.com, il più utilizzato social network in Cina, paragonato a Facebook. Simile a Groupon è Meituan che ha avuto una rapida crescita. Alla fine del 2011 si classificava già leader nel settore, con vendite mensili superiori a 27 milioni di dollari, mentre a metà del 2012, aveva superato i 66 milioni di dollari. Il fondatore ha spiegato che il successo costante è stato causato da una serie di fattori come la diffusione del sito in molte città cinesi, una produzione di alta qualità a prezzi bassi e la capacità di reinvestire in promozione e risorse umane. Con una crescita costante, Meituan è riuscita ad emergere tra le tante start up di e-commerce presenti in Cina, cercando di non fare mai il passo più lungo della gamba. “La mia pazienza è maggiore rispetto ad altri” – ha dichiarato Xing Wang – “l’ho imparato da anni di esperienza nelle start up”.

Roma, 21 febbraio 2013

Pubblicato originalmente su Che Futuro!

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