Editoria, l’e-commerce fa notizia

All’inizio era la musica, poi i film e i libri. Ora tocca ai giornali. Si moltiplicano gli store online e le app per comprare notizie e, grazie allo sviluppo digitale, diventa sempre più stretto il legame tra l’editoria e l’e-commerce. In questo modo, si vanno sempre più delineando le caratteristiche del mercato dell’informazione in Rete, facendo emergere un dato importante: l’aumento degli investimenti nella produzione dei contenuti.
Per gli editori è ormai imprescindibile lo sviluppo della parte tecnologica: alcune volte semplicemente trasportando i contenuti del cartaceo sul sito web, altre volte con progetti editoriali ah hoc.

Diventa sempre più stretto il legame tra l'editoria e l'e-commerce grazie allo sviluppo digitale

Diventa sempre più stretto il legame tra l’editoria e l’e-commerce grazie allo sviluppo digitale

Verso strategia di finanziamento

L’interrogativo però che in tutti questi anni è stato al centro di dibattiti e discussioni era come finanziare l’editoria online.
Abbonamenti, accesso a singoli articoli, micropagamenti sono stati tra i tentativi compiuti per cercare la formula giusta. Spesso si sono rivelati dei veri e propri fallimenti, qualche volta dei successi che hanno portato a piccole rivoluzioni.

In rete a caccia di informazioni

Ora l’e-commerce sembra la risposta al problema. Sono diversi i fattori che spingono in questa direzione. Prima di tutto è cambiato lo scenario grazie alle trasformazioni di internet che da mezzo di comunicazione è diventato strumento di informazione e, nel prossimo futuro, potrebbe essere il principale centro per il consumo di massa. La diffusione di internet è sempre più capillare, favorita dall’accesso alla banda larga – sempre più consolidata in vari Paesi – e dall’aumento di smartphone e tablet in circolazione. Con il passare degli anni, gli utenti trascorrono sempre più tempo in Rete e le attività principali sono cercare informazioni e fare acquisti, con la conseguente crescita del numero di e-buyers, ossia di chi compra su internet. E, proprio i prodotti culturali – almeno per ora – sono in cima alle preferenze, sia per i costi bassi sia perché vengono associati al divertimento e allo svago.

Il caso Tinypass: una ‘dogana’ dei contenuti

Così, sembra ormai il momento per un cambiamento culturale. Da un po’ di tempo ormai si parla di far pagare i contenuti in Rete. E non per fare ‘profitto’ (almeno non solo). Ma soprattutto per supportare la qualità dell’informazione e trovare una soluzione ai finanziamenti dell’editoria online.

Una start-up nata sul web

Una risposta arriva dagli Usa. Si chiama Tinypass. È una start-up nata appena due anni fa negli Stati Uniti e che ora ha intenzione di attraversare l’oceano. Per arrivare anche in Italia. Si tratta di una piattaforma compatibile con qualsiasi sito, capace di supportare 24 diverse valute e permettere pagamenti a partire da un minimo di 2 centesimi di dollaro.

Usata da editori e blogger

Il bello di Tinypass è che non si rivolge solo alle testate tradizionali, ma è compatibile anche con i blog che usano WordPress come piattaforma e per i contenuti open-source di Joomla e Drupal. Inoltre, in base ai feedback ricevuti dai lettori, si possono modificare i prezzi e le offerte. Insomma, è un sistema per facilitare l’accesso alle informazioni e renderlo remunerativo. Il compenso di Tinypass è garantito da una percentuale sulle transazioni ma, maggiore è il numero dei clienti e il traffico sul sito, minore sarà il guadagno per la piattaforma: si va da un 10% iniziale fino ad un 5% per i siti con un buon volume di traffico.

Per i giornali il web è diventato sempre più strategico

Per i giornali il web è diventato sempre più strategico

L’esperimento (riuscito) del New York Times

Come tutte le novità sul web, anche l’idea delle notizie a pagamento ha ancora bisogno di tempo – e diverse sperimentazioni – per arrivare a una forma definita. Nel mezzo, certo, ci sono miriadi di sperimentazioni. E sopattutto di investimenti.

Investiti 25 mln di dollari

Come quello che, proprio al New York Times, pioniere delle news a pagamento, è costato 25 milioni di dollari. Tanti ne sono serviti al quotidiano Usa per realizzare il suo paywall digitale, ossia la soglia di articoli gratuiti oltre la quale richiedere un pagamento ad articolo. O un abbonamento.
Il paywall è stato lanciato a inizio 2011. E le critiche i dubbi sull’iniziativa del New York Times non sono mai mancate. Ma i risultati, forse, hanno convinto molti fra gli scettici. O per lo meno li hanno spinti a superare le loro previsioni: nel primo anno il quotidiano americano ha rastrellato quasi 500mila abbonamenti, proponendo iscrizioni variabili a seconda del lettore.
EDICOLA ITALIANA, SOLUZIONE DI ‘GRUPPO’. Nell’attesa che Tinypass faccia il suo salto nel Vecchio Continente fino all’Italia, anche qui si cercano soluzioni. Per superare la dicotomia fra ‘gratis’ e ‘a pagamento’, trovando una formula che dia l’idea al lettore di scegliere i contenuti ‘meritevoli’ all’interno di un calderone più ampio. E senza sentirsi intrappolato in un solo giornale.
Su quest’idea è nata per esempio Edicola Italiana. Sei gruppi editoriali – Caltagirone Editore, Gruppo Espresso, Il Sole 24Ore, La Stampa, Mondadori e Rcs Mediagroup – hanno deciso di unire le forze per creare un’offerta a pagamento dei prodotti editoriali digitali. Lì le notizie sono esposte su scaffali virtuali e gli utenti scelgono sulla base delle loro preferenze o di quello che stanno effettivamente cercando.

La moda lega contenuti e prodotti

Un’altra strada che si sta percorrendo è collegare siti di informazione a portali dedicati all’e-commerce in modo che gli editori possano finanziare i contenuti con la vendita di prodotti. Come è facile immaginare, uno dei primi esperimenti arriva dal settore della moda. La rivista Harper’s Bazar è legata al sito ShopBazaar dove articoli da leggere e prodotti da comprare, anche se separati in due siti diversi ma collegati, si confondono. Con buona pace dell’indipendenza della stampa. E della commistione fra pubblicità e informazione.
Anche perchè lo shopping online deve imparare a offrire di tutto. E nel futuro oltre a libri, app e musica, negli store online gli articoli hanno già uno spazio riservato. Anzi, uno scaffale.

Mercoledì, 23 Gennaio 2013

Pubblicato originalmente su Lettera43

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