Start up, innovare per crescere

Rigore, crescita ed equità: sono questi i pilastri del programma presentato dal presidente del Consiglio Mario Monti. E, se gli italiani in questi mesi hanno già sentito il peso dell’austerità, ancora non sono chiare le misure adottate dal governo in materia di sviluppo. Pochi tempo fa, però, è arrivato un primo segnale: l’annuncio del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, di aver costituito una task force per individuare e analizzare in tempi brevi le misure per favorire la crescita delle start up innovative.

Il Ministro e un team di esperti.

Coordinata da Alessandro Fusacchia, consigliere di Passera per gli Affari europei e i giovani, è costituita, tra gli altri, da Paolo Barberis, fondatore di Dada, Massimiliano Magrini, venture capitalist con Annapurna e Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm. Sei membri di questa task force fanno anche parte di Italia Startup, un’associazione nata proprio con l’intenzione di supportare la creatività per trasformarla in business. E di cui il ministro si avvarrà nel piano per la crescita.

L’evento organizzato da ItaliaStartup.

Proprio il 26 maggio è fissato a Treviso il primo evento dedicato alle imprese e organizzato da Italia Startup. «Il progetto Italia Startup, nato a marzo e poi presentato al ministro, è partito con l’intenzione di essere un punto di riferimento per presentare le esigenze imprenditoriali alle istituzioni», spiega a Lettera43.it Donadon.
«Ci sono molte belle idee, ma la parte più difficile è trasformarle in progetti concreti. Non bisogna fare nulla di instabile e creare le condizioni necessarie per semplificare le procedure» continua.

Coinvolgere tutta la filiera.

L’intenzione è quella di agire sia sul piano nazionale sia internazionale, per creare una piattaforma di start up, pmi, acceleratori e venture capital in modo da coinvolgere tuta la filiera e attuare un cambiamento. Il progetto sembra confermare le parole pronunciate dal ministro Passera, durante un’intervista con Lucia Annunziata, in cui aveva dichiarato che «creare l’aspettativa per un’ideona che faccia ripartire la crescita è fuorviante» e «l’ideona è avere tante idee tutte in fila che toccano tutti gli aspetti del funzionamento di questo Paese».

Dall’incubatore all’impresa: H-art si racconta

Le start up sono ormai diventate un importante punto di partenza per i giovani che vogliono trasformare la propria idea innovativa in un concreto progetto imprenditoriale. Lo stesso Riccardo Donadon è l’ideatore di H-Farm, nata nel 2005, un incubatore che offre ad altre imprese la possibilità di crescere e svilupparsi. Gli obiettivi principali sono due, come racconta il fondatore, «il primo è aiutare con investimenti privati la realizzazione di buone idee, il secondo è aiutare i giovani ad avere successo», in qualche caso anche triplicando il fatturato. In questo modo si pone con il doppio obiettivo di incubatore e di investitore e, nello stesso tempo, come spiega la H del nome del progetto che significa “human”, l’uomo viene messo al centro di questo processo di business.

Riccardo Donadon

Nuove tecnologie a servizio del successo.

Un esempio di start up di successo, che si è sviluppata all’interno dell’incubatore H-Farm, è H-Art. Nata nel 2005, oggi è diventata un’agenzia specializzata in progetti di marketing e di comunicazione digitale, con l’obiettivo di trovare le modalità più innovative per ogni brand di utilizzare le nuove tecnologie e raccordarle con i media tradizionali, per realizzare le strategie di lancio dei prodotti e fidelizzare i clienti. In questo modo si cerca di lavorare sul mondo della comunicazione in modo completo, prendendo il bello del digitale e coniugandolo con i canali come la stampa o la tivù. Il principio di H-Art è offrire ai grandi brand soluzioni che uniscano creatività e tecnologia. In particolar modo ciò che ha contraddistinto la società è «l’attenzione all’interaction design, poiché la creatività ha un forte impatto sui consumatori e il nostro impegno è stato riconosciuto dai tanti premi vinti».

50 mila euro solo per partire.

«Una boutique del digitale», era l’idea iniziale di Massimiliano Ventimiglia che, per avviare la start up, ha investito 50 mila euro a metà con Riccardo Donadon. Un grande aiuto da H-Farm è arrivato nella divisione dei compiti, come spiega Ventimiglia. «L’incubatore è stato un punto di forza poiché si è occupato di tutta la parte organizzativa come l’amministrazione finanziaria, i problemi legali, lo sviluppo dell’azienda e la ricerca dei clienti, permettendo di concentrarci sul lavoro di innovazione e creatività».

In 3 anni fatturato di 4 mln di euro.

I risultati non si sono fatti attendere: dopo i primi 12 mesi il fatturato ammontava a 500 mila euro, ma la start up ha deciso di continuare la fase di incubazione all’interno di H-Farm fino alla fine del 2008 e in tre anni è arrivata a raggiungere un fatturato di 4 milioni e mezzo di euro. La svolta è arrivata nel 2009, quando H-Art è stata ceduta al gruppo WPP, leader mondiale in marketing e comunicazione, di cui H-Farm detiene una quota del 9%.

Evitare la fuga all’estero.

Oggi H-Art ha un fatturato di 12 milioni di euro, conta una struttura di 130 persone, ha due sedi all’estero a Madrid e Londra e quattro in Italia a Roma, Firenze, Milano e Treviso, ancora all’interno di H-Farm, spiega Ventimiglia. Lui è convinto che «bisogna darsi da fare per emergere» e l’esperienza di H-Art può essere da esempio per i giovani che vogliono realizzare una start up. Anche se, precisa, «i ragazzi devono trovare degli interlocutori nelle istituzioni e negli imprenditori che possano essere punti di riferimento e offrire modelli da seguire, altrimenti poi vanno all’estero dove hanno indicazioni concrete su come muoversi».

Milano Metropoli: come trasformare un’idea in impresa

Le start up sono ormai diventate un importante punto di partenza per i giovani che vogliono trasformare la propria idea innovativa in un concreto progetto imprenditoriale.

Se a Treviso c’è l’esempio di H-Farm, a Milano è stata da poco presentata la seconda edizione del concorso “Dall’idea all’impresa”, un progetto in cui sono coinvolti la Provincia di Milano e la Camera di commercio, con l’obiettivo di supportare i giovani lombardi che vogliono fare impresa. «L’iniziativa vuole incentivare la creazione di imprese in diversi ambiti, dal settore scientifico a quello umanistico», spiega a Lettera43.it Carlo Lio, amministratore delegato di Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo, e sostenitore del progetto. «I giovani imprenditori trovano molte difficoltà a trasformare un’idea in realtà. Il nostro obiettivo e far incontrare domanda e offerta».

Trasformare un'idea innovativa in un progetto imprenditoriale

Trasformare un’idea innovativa in un progetto imprenditoriale

Start up, un percorso difficile.

Il progetto serve a seguire i giovani imprenditori nel loro percorso verso la creazione di una società poiché, come scritto nel bando, entro due mesi si deve costituire l’impresa con un atto notarile e già bisogna compiere il difficile passo di scegliere quale sia la soluzione migliore. Il problema è appunto il difficile cammino da compiere, poiché non è detto che tutte le idee possano diventare un business di successo ed è necessario compiere una selezione accurata. Poi c’è la questione dei tempi, bisogna fare un business plan, trovare investimenti, costituire una società e, in questo caso, è forse utile l’esempio americano che verifica in sei mesi, massimo un anno, la validità di una start up.

Un aiuto concreto per avviare un progetto.

Come spiega Lio, nella prima fase «ognuno mette a disposizione la propria professionalità in modo che i giovani imprenditori possano capire come sviluppare un business plan, orientarsi nei diversi fondi di finanziamento, essere inseriti in una rete di professionisti, usufruire della professionalità di notai e commercialisti e avere a disposizione uno spazio fisico da utilizzare come ufficio per poter fare riunioni o incontrare gli investitori». Il progetto non ha come obiettivo l’erogazione di fondi, ma intende piuttosto aiutare in modo concreto chi ha un’idea ma ha difficoltà economiche per partire, offrrendo una protezione durante i primi anni di attività, che sono anche quelli più difficili. Una volta però trasformata l’idea in impresa, bisogna confrontarsi con le risposte del mercato.

Kook sharing, l’alternativa al ristorante.

Ne sanno qualcosa due dei quattro progetti vincitori della prima edizione del concorso “Dall’idea all’impresa”. Kook Sharing, come lo definisce uno dei suoi fondatori, Claudio Garosci, è «uno showroom attivo, un formato commerciale che mette a disposizione dei clienti una location concepita come una casa, con cucina e salotto, in cui organizzare una cena o un incontro con gli amici». L’idea è offrire un’alternativa al ristorante o alla casa ed è pensato per le grandi città, dove la maggior parte delle persone non ha molto tempo e grandi spazi di cui usufruire. Le modalità sono molto semplici. «I clienti prenotano uno spazio sul sito internet indicando il numero delle persone», spiega Garosci, «poi possono scegliere tra una serie di servizi aggiuntivi, come decidere di portare la spesa da casa o trovarla già sul posto, richiedere un cuoco o stabilire di cucinare da soli». I clienti hanno poi la possibilità di sperimentare una serie di prodotti merceologici di diversi tipi (dagli elettrodomestici ai mobili, dagli alimenti ai libri, dai casalinghi ai prodotti tessili) con un grande ritorno pubblicitario anche per le aziende. L’idea è poi di andare all’estero in città come Londra, New York e Tokyo.

Per la salute dei neonati.

Diverso è invece il progetto Free Air Baby, promosso da Mauro Zamarian: si occupa di salute pubblica in ambito neonatale. «È uno strumento da applicare a passeggini e carrozzine in grado di filtrare l’aria da polveri sottili e sostanze inquinanti», spiega Zamarian. In una città come Milano, il problema dell’inquinamento è molto sentito e questo prodotto consente una respirazione ottimale ai bambini. «In questo momento stiamo sviluppando il prototipo, con il sostegno di centri di ricerca per realizzare il modello da commercializzare. Tutto dovrebbe essere pronto entro la fine dell’anno».

Sabato, 26 Maggio 2012

Pubblicato originalmente su Lettera43

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