Passera, Sviluppo dimezzato

Il governo Monti traballa e lo fa durante il voto di fiducia del decreto Sviluppo, fiore all’occhiello del ministro Corrado Passera. Per mesi non si è parlato di altro. In diverse occasioni Passera ha parlato dell’Italia come della prossima «start up nation» ma oggi in molti aumenta il sospetto che si sia trattato di una strategia politica, alla luce anche del costo di oltre 200 mila euro che H-Farm ha pagato per sponsorizzare gli eventi per promuovere le start-up.

Corrado Passera

Corrado Passera

Favorire la crescita dell’Italia.

Il decreto era considerato come la soluzione per favorire la crescita che l’Italia aspetta ormai da tempo, per accelerare la competitività del Paese e mettere a disposizione delle imprese strumenti necessari per il loro risanamento. Nel momento della fiducia i nodi sono però venuti al pettine poiché tra i tagli ai provvedimenti e il respingimento degli emendamenti migliorativi, la legge sembra aver perso completamente di significato.

Agenda digitale, occasione perduta.

Già nelle scorse settimane, le associazioni Roma Start-up, Iwa Italy e Stati generali dell’Innovazione avevano diffuso un comunicato in cui spiegavano che l’Agenda digitale era un’occasione perduta. Per mesi avevano infatti raccolto proposte e osservazioni da parte del mondo delle imprese e delle associazioni per migliorare il decreto Crescita 2.0 ma alla fine hanno espresso «un forte dissenso sulla conclusione del percorso di conversione in legge intrapreso dal Senato».

Le bocciature arrivate dal Governo.

E-commerce, alfabetizzazione digitale, strategie e obiettivi per le comunità intelligenti, regolamentazione del mercato delle comunicazioni, misure per le start-up: la maggior parte delle proposte sono state bocciate. Non dai partiti ma dal governo, al punto che gli addetti ai lavori pensano sia ormai meglio ripartire dal disegno di legge Agenda digitale, fermo alla Camera dopo l’approvazione della Commissione Telecomunicazioni del 27 luglio, a firma di Paolo Gentiloni (Pd), Roberto Rao (Udc) e Antonio Palmieri (Pdl).

Nessun vantaggio per le start-up.

L’attuale decreto Crescita non apporta cambiamenti significativi per le start-up innovative e non offre prospettive e vantaggi concreti ai giovani. Non convince la definizione di start-up innovativa che, per essere tale, deve essere stata costituita e attiva da non più di quattro anni e il cui valore di produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve essere superiore ai 5 milioni di euro. «La caratteristica principale di una start-up è quella di crescere velocemente e diventare forte in tutto il mondo», sottolinea Gianmarco Carnovale presidente di Roma Start-up.

Il limite posto alla crescita.

«Per questo è necessario creare un meccanismo favorevole in cui nei prossimi 10 anni diventi un’impresa che possa garantire l’aumento dell’occupazione. Con il decreto voluto da Passera, se si cresce troppo, si perdono tutti i vantaggi e quindi la conseguenza è di avere decine di migliaia di micro-imprese che non vengono messe nelle condizioni ideali di svilupparsi».

Investimenti in ricerca e sviluppo: numeri improponibili.

Un altro problema riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo che, secondo il decreto, devono essere pari al 30% del fatturato, ma Carnovale spiega che «nel nostro Paese si fatica a raggiungere il 3%, per questo in una mia proposta di emendamento riducevo il fatturato al 15%». Solo le università possono rispettare tali parametri perché la ricerca è l’attività principale e quindi non hanno la preoccupazione di dover stare sul mercato.

Rimangono tutti gli oneri fiscali.

Nessun onere fiscale è stato tolto, escluse le spese per la Camera di Commercio. In tema di internazionalizzazione, le start-up possono essere supportate dall’Ice, l’Istituto per il commercio estero, che però non ha ricevuto aumenti al proprio budget per intraprendere nuove attività. La normativa fallimentare, per cui se una start up fallisce non si rimane marchiati a vita, è valida solo per chi rientra nei parametri della definizione di start-up (quattro anni e 5 milioni di euro).

Gli ambigui benefici del digitale.

Problemi anche per quanto riguarda la parte dedicata al digitale, in particolar modo sui problemi legati all’alfabetizzazione. «L’utente deve capire i benefici del digitale», sostiene Roberto Scano, presidente di Iwa Italy. «Non possiamo portare innovazione se le persone non capiscono l’utilità e non accendiamo l’interesse sulla cultura digitale».

Spiegarne i vantaggi a cittadini e imprese.

Per esempio alcuni emendamenti proposti, includevano la possibilità da parte di volontari di andare a spiegarne alle persone i vantaggi, così come avvenuto quando si è passati dal digitale terrestre all’analogico, oppure utilizzare la Rai per mandare in onda micropillole di 4-5 minuti sull’argomento. L’importanza di diffondere la cultura del digitale non riguarda solo i singoli cittadini ma anche le imprese, che spesso potrebbero utilizzare il digitale per potenziare alcuni settori e così applicare una vera e propria strategia di business, e i dipendenti della Pubblica amministrazione con un rilevante taglio degli sprechi.

La PEC accessibile a tutti.

Un emendamento proposto da Scano, prima bocciato e poi recuperato all’ultimo momento, riguarda la Ini-Pec, cioè l’accessibilità di tutti alla Pec (posta elettronica certificata) per favorire lo scambio di informazioni e documenti. «La legge prevede che gli iscritti agli ordini professionali sono obbligati ad avere la Pec», ribadisce Scano. «Ma i registri non sono pubblici e, allo stato attuale, solo la Pubblica amministrazione può richiederli o gli appartenenti agli ordini». L’impressione complessiva è che non ci sia stata una attenta valutazione sulle specifiche norme del decreto Crescita e una strategia per promuovere lo sviluppo del Paese, all’inizio sono state bocciate tutte le misure che comportavano aumenti di spesa e costi ulteriori. Ora il decreto Crescita è diventato un calderone dove c’è di tutto. Sembra anche una norma che vieta le catene in caso di neve e impone le gomme termiche.

Giovedì, 06 Dicembre 2012

Pubblicato originalmente su Lettera43

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