Imprese a Fondo perduto

Crisi, soldi col contagocce e sistema imprenditoriale in panne: una ricetta esplosiva che rischia di trasformarsi in un boomerang per la ripresa economica. «In un momento in cui gli imprenditori si suicidano, trovo di una gravità inaudita e scandaloso che il governo dia soldi alle banche che allontanano gli imprenditori dall’accesso ai fondi». Non usa mezzi termini Mauro Fantin, amministratore delegato di Visionee, azienda italiana che sviluppa e produce apparati elettronici per il settore delle telecomunicazioni, dei nuovi media, della domotica e della gestione energetica, unendo le idee innovative e le nuove tecnologie.

Un Fondo per le PMI di 75 milioni di euro

Fondo per le PMI: 75 mln di euro.

L’accusa è rivolta al sistema di accesso al Fondo nazionale per l’Innovazione (Fni), uno strumento attivato dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), con due linee di attività: brevetti e disegni e modelli. In pratica il Mise fa da garante per favorire la concessione di finanziamenti da parte delle banche per circa 75 milioni di euro, favorendo l’accesso al credito delle imprese e riducendo i costi del finanziamento. Il ministero ha selezionato, tramite avviso pubblico, due banche (Unicredit e Mediocredito italiano) che, attraverso il Fondo, offrono alle imprese dei finanziamenti fino a 3 milioni di euro per una durata massima di 10 anni.

I soldi a perdere della BCE.

La paura da scongiurare è che il Fondo non finisca come i 1.000 miliardi di euro che la Banca centrale europea ha pompato nelle casse di oltre 800 banche, in crisi di liquidità. I soldi, da restituire in tre anni al tasso medio dell’1%, dovevano essere utilizzati per finanziare imprese e famiglie, ma il dubbio di molti imprenditori, confermato anche dalla Banca d’Italia, sembra che siano stati reinvestiti in titoli di Stato, una operazione più conveniente e di maggiore rendimento per gli istituti di credito. Finanziamenti da 36 mesi a 10 anni senza richiesta di garanzia Secondo il Ministero dello Sviluppo economico invece, gli imprenditori trarranno dei benefici dal Fondo. «Il primo vantaggio è che il prestito viene rilasciato senza alcun tipo di garanzia», dicono dal Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione, direzione generale per la Lotta alla contraffazione, Ufficio italiano brevetti e marchi. «Il secondo vantaggio è che il particolare meccanismo con il quale è costruita la ripartizione dei finanziamenti può consentire di concederli a Pmi che per il loro grado di rating altrimenti non avrebbero potuto accedere al finanziamento bancario. I tempi del finanziamento (che possono variare da 36 mesi a 10 anni) risultano coerenti con qualsiasi programma di industrializzazione e pertanto non ravvisiamo una eccessiva lunghezza temporale. Inoltre il tasso al quale i finanziamenti coperti dalla garanzia del Fni vengono concessi sono sicuramente di maggiore vantaggio rispetto a quelli praticati in via ordinaria».

I tempi dei finanziamenti possono variare da 36 mesi a 10 anni

I tempi dei finanziamenti possono variare da 36 mesi a 10 anni

Gli imprenditori: tassi al 9%.

In un momento di difficoltà per le imprese, il Fni è una buona idea ma nella pratica gli imprenditori incontrano molti ostacoli. Mauro Fantin, ad esempio, ha effettuato la richiesta di accesso al Fondo tramite Mediocredito italiano e ha ricevuto solo risposte scoraggianti: «La valutazione per la selezione dei progetti è in base al bilancio ma, dopo 2-3 anni di crisi e di recessione, il quadro della situazione non è roseo poiché le risorse sono state utilizzate per mantenere in vita le Pmi. Poi, nonostante il rapporto con la banca sia di lunga data e riteniamo il progetto meritevole, mi hanno applicato un tasso di interesse al 9%». Interpellato da Lettera43.it sulla questione Franco Vargiu, responsabile Servizio agevolazioni e ricerca applicata di Mediocredito Italiano, ha dichiarato che «ad oggi non ci risulta di aver stipulato un’operazione a queste condizioni». Probabilmente perché, a queste condizione, è improbabile che un imprenditore decida di aderire. Difficile poi anche spiegare un tasso così alto visto che, come ha sottolineato lo stesso Vargiu, «l’avviso pubblico che regolamenta il Fondo fissa lo spread massimo da aggiungere all’Euribor/Eurirs di periodo per ogni classe di rating dell’impresa richiedente».

Nessuna differenza coi vecchi prestiti.

Per le aziende italiane in questo modo non cambia niente perché, pur essendo il Fondo gratuito, le banche applicano tassi di interesse così elevati che non hanno nulla di diverso rispetto ai prestiti del passato. Pur parlando di tasso agevolato e accesso privilegiato, proprio in virtù del Fondo e della condivisione del rischio di credito, ogni banca può portare avanti la propria politica commerciale.

Le banche: il garante è il Ministero.

Sabrina Brunozzi, project manager per le funzioni legate alle garanzie pubbliche di Unicredit, parla invece «di condizioni economiche particolarmente vantaggiose, le Pmi sono agevolate da finanziamenti che hanno una garanzia statale completamente gratuita e pubblica». Per la banca, è il ministero a fare da garante per il Fondo che interviene per ridurre i rischi dell’intermediario finanziario e per la copertura di eventuali perdite: per questa ragione i tassi applicati alle imprese dovrebbero essere molto bassi. «Sulla base della Convenzione sottoscritta con il ministero», dichiara Stefano Cocchieri, responsabile Italia per i crediti agevolati di Unicredit, «la banca si è impegnata ad applicare uno spread massimo parametrato al Credit default swap Italia e specifiche condizioni offerte in sede di gara, in funzione del rating dell’impresa». Alla fine, qualsiasi sia il tasso applicato dalla banca, «è unicamente destinato alla remunerazione del finanziamento bancario», spiega Vargiu.

Industrializzazione dei brevetti.

«Per dare il finanziamento, bisogna valutare i requisiti soggettivi del richiedente e oggettivi del progetto di industrializzazione proposto», spiega a Lettera43.it Sabrina Brunozzi. «L’obiettivo è l’industrializzazione dei brevetti e dei disegni e modelli, quindi è necessario individuare il progetto in cui la banca intende investire». E Stefano Cocchieri spega che «la banca valuta il merito creditizio secondo le proprie policy considerando l’affidabilità del proponente e la validità del progetto in termini di capacità di ottenere i risultati economici previsti e quindi di rimborsare il finanziamento concesso». Tempi troppo lunghi per valutare i progetti Per ora il Fondo è utilizzato per la realizzazione di progetti innovativi basati su disegni e modelli, in un secondo momento dovrebbe essere disponibile anche per la promozione dei brevetti. Ed è proprio questo, uno dei punti maggiormente contestati dall’imprenditore Mauro Fantin, che critica la scelta delle banche come strumento per l’accesso al Fondo. «Le banche non possono gestire questi finanziamenti perché applicano dei tassi di interesse che non favoriscono l’accesso alle imprese», sostiene Fantin. «Inoltre non sono banche d’affari, ma istituti commerciali che non hanno le strutture necessarie per valutare i progetti e, se devono interpellare gli esperti, i tempi diventano troppo lunghi. In questo modo mi sembra difficile che si possa mettere in moto l’economia. L’accesso al Fondo deve avvenire attraverso altri canali e meccanismi più veloci».

Il Fondo è utilizzato per la realizzazione di progetti innovativi basati su disegni e modelli

La creazione di un gruppo di esperti.

Continua Cocchieri: «La Banca ha anche formalizzato specifici accordi con Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, Fondazione Politecnico di Milano e Consorzio Sapienza Innovazione, ai quali i richiedenti potranno rivolgersi per ottenere valutazioni tecnico/scientifiche, di potenzialità commerciali e di mercato dei progetti finalizzati alla realizzazione di nuovi prodotti, processi produttivi e servizi tecnologicamente innovativi, utili oltre che per la richiesta della linea di credito, anche per azioni di sviluppo a più ampio raggio come ad esempio ricerca di partnership o valorizzazione economica del disegno/modello». Per quanto riguarda la valutazione è sulla stessa linea anche Mediocredito Italiano, Vargiu chiarisce che «è prevista una griglia di valutazione, condivisa dal Ministero, dall’Abi e dalla Banca che supporta il nostro team di ingegneri, specializzati per settore merceologico, nell’analisi dei progetti». Non è chiaro però quali siano i tempi necessari per attuare i diversi passaggi e, a paragone con altri Paesi che corrono veloci, non è un dato da sottovalutare.

Un gap di brevetti Made in Italy.

Per ora il Fondo è utilizzato per la realizzazione di progetti innovativi basati su disegni e modelli, in un secondo momento dovrebbe essere disponibile anche per la promozione dei brevetti. «Con il gap di brevetti che c’è, perché andiamo a finanziare l’estetica?», chiede Fantin, facendo riferimento al ritardo dell’Italia rispetto ad altri Paesi in questo settore. Secondo i dati dell’Ufficio Brevetti e Marchi del ministero dello Sviluppo economico, nel 2011 le invenzioni registrate in Italia sono state 9.565, numeri lontani dai 314 mila del 2010 in Cina e dalle prospettive di crescita che prevedono nel 2015 la cifra di 500 mila brevetti cinesi, seguiti dai 400 mila americani e dai 300 mila giapponesi.Per far ripartire le imprese e l’economia, bisogna intervenire in questo settore, colmando il divario che separa l’Italia dagli altri paesi. Il Ministero spiega che il Fondo è attivo per i disegni e modelli, mentre per i brevetti non è stato ancora attivato «solamente a causa delle attuali disponibilità finanziarie, ma dovrebbe partire a breve». L’attesa, da parte delle imprese, per ricevere aiuti economici è notevole, «colpa anche delle difficoltà economiche attuali», spiega Brunozzi.

Martedì, 24 Aprile 2012

Pubblicato originalmente su Lettera43

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